Memorie della mia terza pma – giorno 2 – la trama si infittisce.

Qualche giorno fa, mia nipote, una peste pestifera di otto anni, tutta pepe, con manie compulsivo ossessive nei confronti dello slime, tenta disperatamente di infilarsi un paio di rollerblade di Hello Kitty di quando aveva cinque anni.

“Ali, sono piccoli ormai, lascia stare, metti gli altri, quelli li regaliamo a qualche bimbo più piccino”, dice la nonna, cercando di farla ragionare.

Alice si alza, ripone i pattini per bene e mi corre incontro.

Mi mette sulla pancia una manina umidiccia e appiccicosa di chissà cosa aveva tucchignato “Zia fammi sentire se ti sta crescendo la pancia” e mi guarda con gli occhioni più dolci che possiate immaginare.

Ecco, potrei dirvi che ieri sera, mentre mi bucavo la pancia con la prima puntura di questo nuovo ciclo di pma, pensassi forte a lei.

Oggi tantissimi bambini e ragazzi stanno riempiendo le piazze, chiedendo forte agli adulti di ascoltarli perché il loro futuro è in pericolo e sono bellissimi così arrabbiati e pieni di ideali e di speranza, nonostante tutto. Mi fanno diventare gli occhi tutti annacquati.

Ecco, potrei dirvi che ieri sera, mentre vedevo il liquido della siringa entrarmi sottopelle, pensassi se questa sia la scelta giusta, se insistere così nella ricerca di un figlio abbia senso, quale eredità lasceremo ai nostri bimbi?

Potrei scrivere cento altri pensieri, alti e ispirati, che sarebbe stato opportuno fare.

La verità è che l’unica cosa che ho saputo fare quando mi sono ritrovata con quella cazzo di siringhetta in mano, è stata rivolgermi direttamente e solo a lei, alla siringhetta “Ma guarda un po’ chi si rivede! Ma ciao brutta stronzetta!”.

E poi via, uno, due e tre e la prima puntura è andata, nessun bruciore, niente di niente (che poi quando pungendomi non sento proprio niente mi metto a controllare se l’abbia effettivamente fatta, l’iniezione, o se il liquido sia, che so io, evaporato misteriosamente in forza di chissà quale fenomeno chimico-fisico).
Poi mi sono presa una bella dose di melatonina (consigliata durante la stimolazione per migliorare la qualità ovocitaria – tante fondamentali indicazioni sugli integratori da prendere le trovate nel testo Comincia tutto dall’uovo: Come la scienza della qualità degli ovuli può aiutare la tua fertilità per concepire con la fecondazione in vitro o naturale di Rebecca Fett -) e sono piombata in un sonno da elefante, senza pensieri.

Questa mattina mi alzo bella pimpante e canticchiando me ne vado in bagno. Il mio compagno mi boffonchia qualcosa da dietro la porta, apro tutta sorrisi e lui mi fa, sai, non è che mi senta benissimo, sento fastidio, tipo un indolenzimento, là sotto, insomma non mi sembra una cosa normale.

“COSA?”

Alla terza ripetizione bella scandita prendo atto non solo del problema ma anche del fatto che questa cosa della pma mica la fai da sola, qui bisogna stare bene in due perchè funzioni tutto a dovere. Mi ero talmente concentrata sul mio essere rilassata, zero ansiosa, e super positiva che pensavo a posto io, a posto tutto. E invece no, porca puzza.

Ho perso il controllo per circa due minuti in cui ho balbettato non saprei dire cosa. Poi ho respirato e dopo aver ritrovato la lucidità abbiamo convenuto che per sicurezza oggi chiamiamo l’andrologo.

Andrà tutto bene. Andrà tutto bene. Andrà tutto bene… OMMMMM…

Una cosa è certa: dalla narrazione leggiadra stile commedia anni ’90 al thriller è un attimo velocissimissimo.

La fottutissima siringhetta su tovaglietta verde speranzosa ❤

Non lasciateci sole.

Non lasciateci sole.
Davanti ai giudizi di chi cerca le ragioni della violenza che abbiamo subìto. Davanti a chi cerca giustificazioni a quella violenza. A chi la chiama con nomi gentili, perché l’idea di un uomo violento che picchia fino a spaccare le ossa, che stringe il collo fino a farti soffocare, fa troppa paura.

E allora è più semplice, è più accettabile, se quell’uomo violento ci diventa, assassino ci diventa, perchè siamo state noi a farcelo diventare.

Magari perché non lo amavamo abbastanza, o magari perché lo abbiamo provocato con i nostri vestiti e i nostri atteggiamenti ambigui.

Le parole possono essere violente. Possono fare male, e tanto.
E che effetto fa vedere un uomo che fa del male a una donna, ancora una volta, con le sue parole insinuanti? Che effetto fa vedere un uomo, nel suo completo da prima serata, tirare fuori la sua personalissima violenza? Nessuno ha provocato quella violenza verbale. Era lì, c’è sempre stata.
E io non ci vedo tanta differenza rispetto a chi ti strattona fino a romperti un paio di costole.

Non lasciateci sole.
In questi ultimi giorni, da sud a nord, due madri hanno ucciso i loro bimbi, neonati.
Io non lo so quale disperazione ci fosse dietro a questi gesti.
So, però, che la depressione post partum è qualcosa di devastante e, se la devi affrontare da sola, difficilmenti ne esci senza ferite.
Ci vogliono strutture e ci vuole attenzione perché la vita va custodita soprattutto quando è più fragile. Ci vogliono persone che lo cerchino un aiuto, per noi.

Non lasciateci sole.

Nel percorso che sto facendo di ricerca di una gravidanza ho sentito la voce di tante donne che lottano per avere un figlio e che, oltre alle paure e all’instabilità che una diagnosi di infertilità ti crea, vivono il disagio del doversi assentare troppo spesso dal lavoro. Hanno paura di essere giudicate dai principali e dai colleghi, e di perdere il posto. Hanno paura di cercarlo un lavoro e, se lo trovano proprio perchè sono senza figli, non sanno se parlare di quello che stanno affrontando o se mentire.

Non lasciateci sole.

Le donne si portano dentro tante di quelle cose, cose pesanti come sacchi pieni di pietre. È difficile parlarne ma se ne viene offerta la possibilità, se il modo di scaricare un po’ quel sacco esiste, allora piano piano si può sopravvivere.
I centri antiviolenza e i supporti psicologici sono essenziali ma non sono abbastanza. Ci vuole l’attenzione delle persone che ci circondano. Ci vuole una mano che ci prenda e che in quei centri ci accompagni o ci vuole una voce che ce ne parli. Perchè anche se non si è pronte ad ascoltare, il sapere che una via d’uscita c’è è già tanto. Tantissimo.

Se mai riuscirò ad avere un figlio, io spero che sia un maschio. Un maschio al quale insegnerò che una donna non va mai lasciata sola.
Ed è da qui che è necessario ricominciare.