La crisi nel post transfer è come il Natale nella pubblicità della Motta di Pozzetto.
Quando arriva, arriva.
Oggi, all’ottavo giorno post transfer, mi sono svegliata con una depressione cosmica che in confronto Giacomino Leopardi era un mattacchione.
Ma una tristezza, una tristezza di quelle profondissime, senza via d’uscita, una tristezza così triste che non solo ti fa sentire inutile e senza uno scopo al mondo, ma che ti convince proprio di essere più inutile di un moscerino della frutta.
L’associazione è immediata: questa è sindrome premestruale bella e buona.
Corro in bagno, estraggo il bugiardino dalla scatola del progesterone e tra i vari effetti collaterali leggo:
Disordini psichiatrici: Depressione, Insonnia, Nervosismo.
Celo, celo, celo. Non me ne manca nessuno.
Dedico una preghiera al Sacro Bugiardino e cerco di distrarmi, ora mi vesto e scendo in studio, c’è un bel sole caldo che pare giugno, una bella passeggiata e tutto mi sorriderà… – TI RICORDI CHE OGGI ARRIVA LA CONSEGNA DI AMAZON? MI HAI DETTO CHE POTEVI LAVORARE ANCHE DA CASA, TI RICORDI? – mi urla il mio compagno dall’altra stanza.
Primo: non si urla da una parte all’altra della casa! Secondo: NO! NON ME LO RICORDAVO! UFFA! – e faccio il broncio con tanto di braccia incrociate.
Così eccomi qui, agli arresti domiciliari con me stessa, io che in questo momento ho il solo desiderio di distrarmi da questo corpo che mi manda mille e nessun segnale, da questo corpo che in questo anno ho forzato così tanto, per tre volte consecutive. Vorrei lasciare lui in casa, a riposarsi da tutte le stimolazioni e i bombardamenti ormonali, a riprendere fiato e lasciar uscire questa mente zoppicante che misteriosamente, con un bastone da un lato e una mano appoggiata alla spalla del mio compagno dall’altro, riesce ancora a stare in piedi.
Ora mi metto a lavorare e giuro che non passerò la giornata a strizzarmi le tette, in modalità Cicciolina degli anni d’oro, per sentire se fanno male, non passerò la giornata ad ascoltare la mia pancia manco fosse l’oracolo di Delfi. No, no e no.
Ok. Ora scrivo il blog e poi mi metto a lavorare.
È la paura che ti frega. Il Maestro Yoda lo diceva che “La paura è la via per il Lato Oscuro” e nel lato oscuro non ci sono mica abat jour che ti illuminano il cammino. Bisogna essere forti e non lasciarsi attrarre.
La paura è normale che faccia capolino, nel mio caso, per esempio, la scorsa stimolazione si è conclusa alla decima settimana di gravidanza. E questo ti fa tremare le ginocchiette come se ballassi il twist, ti fa pensare tanti pensieri negativi che ognuna di noi tiene a distanza come meglio riesce. E, se tutte noi, nonostante tutto, andiamo avanti, significa che il desiderio è più forte della paura.
Non amo il termine guerriere, mi sembra poco rispettoso, le donne guerriere che in questi giorni abbiamo sotto agli occhi sono le partigiane curde, loro sì che sono cazzute. Io, però, credo che le donne che lottano per avere un figlio, siano semplicemente Donne, e credo fermamente che tutte le donne hanno risorse infinite e se si mettono in testa di raggiungere un obiettivo fanno qualsiasi cosa per arrivarci, e, soprattutto, riescono a far fare qualsiasi cosa anche ai propri compagni che le seguono come segugi rassegnati.
Ok. Sono una Donna, non sono una santa, canticchia la Rosanna Fratello che è in me. Posso farcela anche questa volta, con qualche inciampo qua e là, ma posso farcela.
In fondo devo solo aspettare ancora 4 cazzo di giorni, 96 ore per trascinarmi a fare il prelievo e scoprire com’è andata.
Che poi se il giorno delle Beta cade di domenica le ore diventano 120 e io dico che si è pure legittimati a farlo un testino di gravidanza di nascosto.
Se qualcuno mi volesse passare a trovare e a distrarre un po’ (anche in questo le Donne sono imbattibili) mi scriva che spammo con gioia il mio indirizzo!
Jin, jiyan, azadî!
(Donna, vita, libertà)

(Donna, vita, libertà)
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