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Memorie della mia terza pma – giorno 20 – il lato oscuro.

La crisi nel post transfer è come il Natale nella pubblicità della Motta di Pozzetto.

Quando arriva, arriva.

Oggi, all’ottavo giorno post transfer, mi sono svegliata con una depressione cosmica che in confronto Giacomino Leopardi era un mattacchione.

Ma una tristezza, una tristezza di quelle profondissime, senza via d’uscita, una tristezza così triste che non solo ti fa sentire inutile e senza uno scopo al mondo, ma che ti convince proprio di essere più inutile di un moscerino della frutta.

L’associazione è immediata: questa è sindrome premestruale bella e buona.

Corro in bagno, estraggo il bugiardino dalla scatola del progesterone e tra i vari effetti collaterali leggo:

Disordini psichiatrici: Depressione, Insonnia, Nervosismo.

Celo, celo, celo. Non me ne manca nessuno.

Dedico una preghiera al Sacro Bugiardino e cerco di distrarmi, ora mi vesto e scendo in studio, c’è un bel sole caldo che pare giugno, una bella passeggiata e tutto mi sorriderà… – TI RICORDI CHE OGGI ARRIVA LA CONSEGNA DI AMAZON? MI HAI DETTO CHE POTEVI LAVORARE ANCHE DA CASA, TI RICORDI? – mi urla il mio compagno dall’altra stanza.

Primo: non si urla da una parte all’altra della casa! Secondo: NO! NON ME LO RICORDAVO! UFFA! – e faccio il broncio con tanto di braccia incrociate.

Così eccomi qui, agli arresti domiciliari con me stessa, io che in questo momento ho il solo desiderio di distrarmi da questo corpo che mi manda mille e nessun segnale, da questo corpo che in questo anno ho forzato così tanto, per tre volte consecutive. Vorrei lasciare lui in casa, a riposarsi da tutte le stimolazioni e i bombardamenti ormonali, a riprendere fiato e lasciar uscire questa mente zoppicante che misteriosamente, con un bastone da un lato e una mano appoggiata alla spalla del mio compagno dall’altro, riesce ancora a stare in piedi.

Ora mi metto a lavorare e giuro che non passerò la giornata a strizzarmi le tette, in modalità Cicciolina degli anni d’oro, per sentire se fanno male, non passerò la giornata ad ascoltare la mia pancia manco fosse l’oracolo di Delfi. No, no e no.

Ok. Ora scrivo il blog e poi mi metto a lavorare.

È la paura che ti frega. Il Maestro Yoda lo diceva che “La paura è la via per il Lato Oscuro” e nel lato oscuro non ci sono mica abat jour che ti illuminano il cammino. Bisogna essere forti e non lasciarsi attrarre.

La paura è normale che faccia capolino, nel mio caso, per esempio, la scorsa stimolazione si è conclusa alla decima settimana di gravidanza. E questo ti fa tremare le ginocchiette come se ballassi il twist, ti fa pensare tanti pensieri negativi che ognuna di noi tiene a distanza come meglio riesce. E, se tutte noi, nonostante tutto, andiamo avanti, significa che il desiderio è più forte della paura.

Non amo il termine guerriere, mi sembra poco rispettoso, le donne guerriere che in questi giorni abbiamo sotto agli occhi sono le partigiane curde, loro sì che sono cazzute. Io, però, credo che le donne che lottano per avere un figlio, siano semplicemente Donne, e credo fermamente che tutte le donne hanno risorse infinite e se si mettono in testa di raggiungere un obiettivo fanno qualsiasi cosa per arrivarci, e, soprattutto, riescono a far fare qualsiasi cosa anche ai propri compagni che le seguono come segugi rassegnati.

Ok. Sono una Donna, non sono una santa, canticchia la Rosanna Fratello che è in me. Posso farcela anche questa volta, con qualche inciampo qua e là, ma posso farcela.

In fondo devo solo aspettare ancora 4 cazzo di giorni, 96 ore per trascinarmi a fare il prelievo e scoprire com’è andata.

Che poi se il giorno delle Beta cade di domenica le ore diventano 120 e io dico che si è pure legittimati a farlo un testino di gravidanza di nascosto.

Se qualcuno mi volesse passare a trovare e a distrarre un po’ (anche in questo le Donne sono imbattibili) mi scriva che spammo con gioia il mio indirizzo!

Jin, jiyan, azadî!
(Donna, vita, libertà)

Jin, jiyan, azadî!
(Donna, vita, libertà)


Memorie della mia terza pma – giorni 14 – 19 – un tram che si chiama desiderio.

I primi sei giorni di post transfer se ne sono volati via.

Chi si approccia per la prima volta al meraviglioso mondo della PMA si chiederà di sicuro Ma coma cazzerola si fa a sopravvivere all’ansia di quei 12 giorni dal trasferimento degli embrioncini, o blastocisti che siano, fino al dosaggio delle Beta?

Chi si è già approcciato al mondo della PMA continua a chiedersi Ma come cazzerola si fa a sopravvivere all’ansia di quei 12 giorni dal trasferimento degli embrioncini, o blastocisti che siano, fino al dosaggio delle Beta?

Il post transfer può diventare il nostro peggior nemico. Angosce e perplessità della più svariata specie e origine ti assalgono giorno e notte. Anche le menti più razionali rischiano di crollare. Ogni impercettibile doloretto al basso ventre viene analizzato che manco i NAS e diviene oggetto di ricerche forsennate sul web che, puntualmente, ti portano a forum dove altre aspiranti mamme in stato di cieco delirio cercano risposte.

Fai la pipì troppo gialla? È sicuramente indice di attecchimento dell’embrione, secondo l’autorevole opinione di Bruna87 di Sassari. A parere di JinnyTommy94 in base all’esperienza di un’amica di un’amica di sua cugina se senti un crampetto all’ovaio sinistro tra le quattro e le cinque del mattino sei sicuramente incinta. Annarella di Voghera, invece, giura che il suo positivo è dipeso esclusivamente dall’aver ricevuto, in sogno, la visita della nonna Cesira che con la sola imposizione delle mani sul suo grembo ha fatto attecchire i due embrioncini, che erano pure di classe B.

Al mio terzo transfer posso dire che appellandoci a quella briciola di sanità mentale che ci rimane dopo la stimolazione e il pick up e la telefonata per sapere se il transfer si farà, si può sopravvivere con dignità al post transfer. Bastano piccoli accorgimenti:

  1. ricordiamo sempre a noi stesse che con il transfer da fresco è normale avere, da subito, dolori alle ovaie e alle zone limitrofe. Le nostre ovaie sono costellate da enormi buchi neri, sono ingrossate al limite della loro capacità. Beviamo tanto e smaltiamo la terapia e non consideriamoli;
  2. dal giorno del pick up abbiamo iniziato a prendere almeno tre ovuli di progesterone da 200 mg l’uno al giorno. Nella scatola del progesterone c’è un libretto esplicativo, il comunemente detto “bugiardino”. Leggiamolo. Tutto. Lì vengono svelati, tipo oracolo, tutti gli effetti collaterali che questo ormone produce. E teniamoli bene a mente quando sentiamo i famosi doloretti, quando abbiamo o non abbiamo la nausea, quando abbiamo o non abbiamo il seno ingrossato e dolente, quando abbiamo già il super olfatto. Tutto quello che proviamo è falsato dal progesterone. Rietiamo insieme: è falsato dal progesterone;
  3. i primi giorni di una gravidanza naturale non si sente pressoché nulla, Nel post transfer noi siamo in ascolto iperamplificato di noi stesse e ogni cosa che ci accade la riconduciamo al fallito impianto. Quando succede fermiamoci, respiriamo, ricordiamoci dei punti 1 e 2 e occupiamo subito la mente con qualsiasi cosa. Ho testato che, a volte, è sufficiente infilarsi le cuffiette e sentire una canzone, l’ascolto si sposta e il doloretto che abbiamo percepito passa come per magia;
  4. arrivate a questo punto non c’è nulla che possiamo fare per capovolgere l’esito del transfer. Non colpevolizziamoci, non facciamolo soprattutto prima dell’esito delle Beta. L’unica cosa che possiamo fare è prenderci cura di noi stesse, non fare sforzi eccessivi, non fare gare a chi beve più pinte di birra in dieci minuti, non mangiare cose crude che si muovono ancora. Per il il resto, que será será;
  5. se proprio ci scappa di fare un test di gravidanza prima del dosaggio delle Beta teniamo ben presente che alcune punture potrebbero darci un falso positivo (ad esempio Clomid, Ovitrelle, Gonasi, Profasi) pertanto dobbiamo aspettare fino al giorno prima rispetto a quello previsto per il dosaggio delle Beta. Teniamo poi ben presente che la famigerata biochimica (una gravidanza che è iniziata ma che si è interrotta prestissimo, entro la quinta settimana) viene rilevata dal test di gravidanza, dandoci un esito positivo e illudendoci di avercela fatta per poi scoprire dalle Beta che non è andata. Quindi sì al test se siamo in grado di gestirlo con cruda oggettività. No al test se ci sentiamo troppo fragili e in balia delle emozioni;
  6. facciamo una vita normale, usciamo, andiamo a lavorare, vediamo gli amici. Viviamo. Non siamo malate (a meno che non ci succeda effettivamente qualcosa). Dobbiamo ricordarci che nei giorni del post transfer potremmo potenzialmente essere incinta, dobbiamo goderci questo momento, per il quale abbiamo superato mille strade strette costellate di cacche di cane, non mettiamoci pensieri negativi, non ne abbiamo bisogno.

Ovviamente anche a questo giro mi sono trovata a digitare sulla pagina iniziale di google “seno sgonfio 5 pt”, ma non ho schiacciato il pulsante ricerca. Sto migliorando.

La cosa che più mi destabilizza nel post transfer è il non poter usare la mia vespetta e dipendere dai tram. Anche se devo confessare che, se togliamo gli odorini dell’umanità stipata e sudata, il mezzo pubblico ti può donare svariate gioie.

Oggi, per esempio, mi sono seduta accanto a un signore pazzerello che parlava tre sè e sè, mi guarda e inizia a cantare Meraviglioso, ma come non ti accorgi di quanto il mondo sia meraviglioso!

Mi guardo in giro sorridendo, laggiù in un posticino, tra la puzza di cane bagnato, di focaccia con le cipolle, di aliti mattutini e di ascelle condite, c’è un bimbo con i capelli rossi e le lentiggini che ride forte e schiaccia il naso della sua mamma con l’indice cicciotto.

È proprio vero, se lo guardiamo bene il mondo sa essere davvero meraviglioso.

sul mio tram Marlon non l’ho visto, ma ho trovato comunque qualcosa di meraviglioso ❤

Memorie della mia terza pma – giorno 13 – il transfer.

Siamo in auto, stiamo attraversando la pianura per tornare a casa.

Colonna sonora “Embryo” dal Live in London dei Pink Floyd. Il cielo è blu. Io guardo fuori dal finestrino passare veloci campi a perdita d’occhio. Sono ancora verdi ma senza nessuna coltivazione che stia crescendo, saranno a riposo per l’inverno per poi fiorire in primavera.

Non penso a qualcosa in particolare, penso a mille cose insieme e non riesco a impormi di pensare che in questo viaggio di ritorno ho con me due embrioni in terza giornata che se la spassano nel mio utero.

Non c’è nessuna sensazione definita, so solo che non sono da sola e spero di non essere più sola dentro a questo corpo per un bel po’.

Ma chi affronta la pma lo sa, mantenere un profilo basso, positivo ma basso, è fondamentale. Non troppe aspettative, non troppo pessimismo. Insomma bisogna essere neutrali. Come la Svizzera.

Come prima del pick up, anche oggi, nell’anticamera operatoria mi sono impegnata nella respirazione yogica con grande divertimento dell’infermiera che senza bussare mi ha spalancato la porta mentre con le chiappe al vento ondeggiavo come un derviscio rotante. Poi mi sono trovata a spiegare a un’altra infermiera la posizione yoga per far respirare la vagina e irrorare tutta la zona.

Tutto molto soft e friendly, non fosse che mi scappava la pipì così tanto (il ritardo di due ore sull’orario prestabilito non ha di certo semplificato il concetto di non urinare da un’ora prima del transfer, qui si parla di tre ore senza fare pipì) che mentre il dottore mi infilava lo speculum il mio unico pensiero era Non gliela mollare in faccia, non gliela mollare in faccia. Il mio bravissimo e dolcissimo dottore mi spiegava che era andata bene, che mi avrebbe trasferito due embrioni molto belli e che altri tre, sempre belli ed evolutivi, sono in osservazione, e io non facevo che pensare a non fargli un pissing a sorpresa. Quando è arrivata l’nfermiera a mettermi il gel freddo sulla pancia per l’eco esterna ho pregato tutti i dii dell’Olimpo e oltre di non farmi cedere.

Usa la forza! Anni di film di Star Wars serviranno a qualcosa, no? E mentre il dottore mi parla mi ritrovo a pensare al maestro Yoda anzichè emozionarmi per quel fascio di luce che come una stella cometa mi spara gli embrioni in utero. E allora mi ritrovo a pensare che Anakin Skywalker era l’eletto, tipo un Gesù intergalattico, e mi dico Ah però! Anakin sarebbe proprio un bel nome.

Tolti cateteri, divaricatori e quant’altro mi piazzano sulla sedia a rotelle per riportarmi in stanza, La pipì la fa su in stanza, in bocca al lupo! A posto. Mi lasciano su sta seggiolina per cinque minuti. Non la tengo, non la tengo più, non riesco quasi a respirare, non mi appoggio allo schienale o rischio di straripare, quando mi arrendo e chiamo Aiuto! arrivano a prendermi. L’ascensore non si fa vedere, l’infermiera si mette a correre, e io con lei, prendiamo un altro ascensore e sgommando in derapata arriviamo in stanza. E lì il mio compagno se la russa che è un piacere. La tensione emotiva proprio!

Il sollievo.

E adesso inizia l’attesa. Di nuovo.

All is love, is all I am
A ball is all I am
I’m so new compared to you
And I am very small
Warm glow, moon bloom
Always need a little more room
Waiting here seems like years
Never seen the light of day
All around I hear strange sounds
Come gurgling in my ear
Red the light and dark the night
I feel my dawn is near
Warm glow, moon bloom
Always need a little more room
Whisper low, here I go
I will see the sunshine show

Memorie della mia terza pma – giorni 11 e 12 – partenze.

La pma è come una vecchia vespa px.

Non fai in tempo a gioire per essere riuscita a farla partire che ti devi già fermare e sperare che i salti disperati sulla pedalina la riaccendano.

E così, appena passata l’apprensione per il pick up, ecco che inizia l’attesa della telefonata che ti annuncerà se gli ovociti prodotti si sono o meno fertilizzati e quale sarà la data del transfer.

La cosa perversa, poi, è che, se da un lato aspetti fremendo che il telefono squilli, dall’altro speri che quella chiamata tardi il più possibile perché, se tarda, può voler dire che gli embrioni hanno raggiunto lo stadio di blastocisti.

Per dirla semplice un embrione che arriva fino al quarto giorno dalla fecondazione è un bicchiere di tavernello, una blastocisti è un calice di barbaresco.

La chiamata è arrivata a due giorni dal pick up. Domani si farà il transfer, in terza giornata.

Nella stimolazione precedente e in quella prima è andata uguale, il positivo è arrivato, al secondo tentativo ma come è arrivato se n’è andato dopo dieci settimane.

Un po’ di paura c’è, non posso negarlo, e non so se questa notte riuscirò a prendere sonno. Penserò a quanto investiamo in questo percorso. Penserò alla mia storia e alle storie di tutte le donne che ho conosciuto e che, proprio come me, in questo preciso momento stanno vivendo sotto pelle tutto questo oceano di emozioni. Penserò a tutte loro e mi sveglierò e ispirerò ed espirerò e andrò incontro ai miei embrioncini in terza giornata, e nella testa e nel mio cuore avrò tutte le loro parole. E mi sentirò tanto forte.

E poi c’è un fatto. Io un vespino px tutto scassato e pure alluvionato lo ho.

E, nonostante tutto, sono sempre riuscita a ripartire.

Io, la mia bianchina e il mio leone ❤️.

Memorie della mia terza pma – giorno 10 – il pick up.

Alle nove, puntuale puntuale, mi presento in reparto, come da istruzioni.

Mi assegnano un letto e mi ci colloco con il mio improbabile pigiama. Al mio compagno consegnano un vasetto con su scritto nome, cognome, data di nascita e l’orario tassativo entro cui deve riempirlo.

Con grande sorpresa l’orario della consegna è molto prima rispetto alle nostre previsioni. Avevamo calcolato che avendo fatto la puntura finale alle 22.30 ci avrebbero chiamato 36 ore dopo, alle 10.30. Il problema sta nel fatto che il mio compagno doveva andare in bagno a fare quella grossa e si era ritagliato il tempo necessario a tornare in bed and breakfast e far tutto con calma. Ci guardiamo e leggiamo nei rispettivi occhi Ma porca puzza. Un secondo di silenzio.

Agguanta il vasetto e scompare.

Io cerco di mantenere la calma e faccio la settimana enigmistica senza matita che l’ho scordata.

La mia compagna di stanza è muta peggio di una sogliola, persino col suo accompagnatore comunica a gesti e molto sottovoce.

Disagio a livelli mai raggiunti.

Ricompare il mio uomo tutto trafelato e mi fa il pollice in su.

Ok. Questa è fatta.

Mi viene a prendere l’infermiere alle 11.00 e mi porta nella saletta operatoria.

Nell’anticamera, in camice operatorio, cuffietta e calzari blu, in attesa della chiamata dell’anestesista pratico un po’ di pranayama, così mi concentro sulla respirazione e non penso a nulla, mi compenetro nell’universo e via.

Sono sul lettino a mò di tacchino da farcire e l’anestesista che ha gli occhi azzurrissimi non riesce a bucarmi, dice che ho la pelle dura dura e non ho vene evidenti. Faccio il battutone e chiedo Sono viva, sì? Ma non ride nessuno. Alla fine, dopo avermi preso a ditate secche il polso riesce a infilare l’ago. Non fa in tempo a dirmi la frase di rito Ora inizierà ad avere sonno che nemmeno mi accorgo del black out, mi risveglio ed è tutto già finito.

Arrivo in stanza bella sveglia e la vicina di letto non la smette più di parlare, l’anestesia l’ha risvegliata. Era decisamente meglio versione sogliola.

Sembra essere andato tutto bene ma mentre mi metto seduta per mangiare le fette biscottate che mi hanno portato sento scendere qualcosa.

Vado al bagno e perdo tanto sangue.

Non ho dolori, nulla, ma sanguino, tanto.

Torno a letto, aspettiamo la dottoressa.

Nell’attesa torno al bagno e le perdite sono un poco passate.

Arriva la dottoressa che tranquilla come un ovetto sodo mi dice che se lo aspettava dato che mi ha punto un vasetto sanguigno.

Avvisarmi ed evitarmi un infarto sarebbe stato troppo gravoso?

Chiedo un’eco di controllo prima della dimissione, mi dice che non è il caso. Insisto, mi dice che ora deve fare i transfer. E se ne va.

Dopo un po’ arriva un’infermiera dolcissima che mi dice che ha chiesto se dopo i transfer posso fare l’eco, la dottoressa ha acconsentito.

Dopo tre ore e mezza mi controlla, sembra tutto in bolla. Le perdite sono quasi passate del tutto. Possiamo tornare a casa.

Noi rincasiamo ma lì rimangono otto ovetti in compagnia degli spermini, speriamo socializzino per bene.

E ora inizia, di nuovo, l’attesa.

Un passo alla volta.

Mafaldina disagiata ❤️

Memorie della mia terza pma – giorni 8 e 9 – waiting for the sun.

Eccoci qui.

Il secondo monitoraggio è stato tutto una suspance alla Hitchcock.

I follicoli ci sono e sembrano anche un buon numero ma alcuni sono già pronti e altri, invece, sono a metà strada.

Il valore degli estrogeni è alto e qui si spiega la follia omicida del settimo giorno.

Nell’attesa degli esami fatti prima dell’ecografia il dottore mi programma il pick up fra quattro giorni così tutti i follicoli scunchiuduti avranno il tempo di darsi una svegliata.

Ottimo. Felici e soddisfatte come due gatte dopo la sessione di coccole pretesa dal padrone, io e la biondissima madre andiamo a pranzo.

Nel momento esatto in cui arriva il pullmino che ci deve portare al parcheggio mi squilla l’ippone.

Sono arrivati gli esami. Estrogeni sulle stelle insieme a Major Tom. Il pick up si fa tra due giorni.

Ok.

Ok.

Ok.

Oggi devo fare ancora una puntura di ormone, sperando faccia il suo dovere, una di antagonista Bellerofonte e alle 22.30 precise precisissime la punturona fondamentale, quella che dopo 36 ore farà maturare tutte le uova che ho covato.

Non faccio nessun casino, niente gatti che mi saltano in braccio mentre preparo le siringhe, niente aghi che non bucano, niente di niente.

La melatonina mi fa addormentare come un camionista all’autogrill ma nulla può sull’occhio sbarrato che fissa il soffitto alle cinque del mattino. Cerco con la forza della mente di dialogare con i miei follicoli. Vi prego, non fate gli scemi!

Il giorno 9 ci si prepara e si parte per il Centro.

Dopo tre ore di coda fittissima arriviamo, facciamo una bella cenetta, io guardo il mio compagno mangiare tipo Obelix, dice che deve rifocillarsi per essere più performante . Si beve anche un bicchiere di lagrain che gli invidio terribilmente.

Io ceno leggero che intanto per dessert mi aspetta un simpatico e speziato microclisma e una rinfrescante lavanda vaginale.

Depilatissima come una bimbetta, con la pancia vuota e pulita dentro e fuori che potrei diventare la testimonial dell’acqua che ti fa fare plin plin mi metto a nanna.

Che serà serà.

Ground control ai miei estrogeni stellari ❤️

Memorie della mia terza pma – giorno 7 – pulp ma non fiction.

Ho appena fatto la settima puntura, che se poi contiamo le due siringotte di Orgalutran sarebbe la nona puntura.

Il settimo ago proprio non voleva saperne di bucare la pelle. Presa dall’echeccazzo succede? Mi è venuta la pelle della pancia a mò di carapace di tartaruga a furia di farci buchini? ho iniziato a infilzarmi a ripetizione, aumentando via via la forza di lancio. Niente. Alla fine ci ho messo la forza di Vincent Vega che trafigge lo sterno della meravigliosa Mia Wallace in overdose… è andata.

Oggi mi sono persa almeno tre volte, non riuscivo proprio a raggiungere il punto B partendo dal punto A, una strada che conosco e ho già fatto, ma hanno cambiato il senso di percorrenza di un ponte e io sono andata nel pallone. Mi sono trovata in un quartiere ignoto inscatolata dentro la mia piccola aygo con il pupazzo di Cartman che mi fissava beffardo.

E lì ha fatto capolino l’effetto dell’ormone, credo per la prima volta da quando sono entrata nel pianeta pma, ho perso totalmente il controllo, ho chiamato il mio compagno sul lavoro e ho iniziato a urlare Mi sono persa! Mi sono persa! Mi sono persa!

Non so come ci sia riuscito ma parlandomi e dicendomi scemenze dall’altro lato del telefono (su Fermati e mangiati un bombolone! ho riso, isterica) piano piano, mi sono calmata e mi sono ritrovata e mi sono resa conto che un filotto di vecchietti seduti al baretto dello sport mi stava guardando con una certa apprensione.

Esco dall’impasse e riesco a raggiungere prima della chiusura anche la farmacia della ASL per ritirare l’ultima scatola di ormone che probabilmente non servirà.

Domani secondo monitoraggio, alle 10.00, ho controllato.

Chiederò al dottore se ci sono correlazioni tra terapia e perdita dell’orientamento, chiederò se è normale sentirsi un po’ perdute e sole, terribilmente sole, anche se siamo in mezzo a una strada piena di gente. Chiederò se è normale, anche se solo per un attimo, urlare forte e sputare via un po’ di rabbia, e, subito dopo sorridere di queste debolezze e ritrovare la strada che strillavamo di aver perduto.

Io non lo so più cosa sia normale e cosa no, ma adesso so che mi sento di nuovo in bolla, e tanto mi basta.

Eccomi alle prese con la settima punturina ❤

Memorie della mia terza pma – giorno 6 – Colpi di scema.

Il sesto giorno è un film di avventura, di quelli che ti incollano alla poltrona, con colpi di scema e corse in auto rocambolesche.

Sono le cinque del mattino e suona l’i-phone, scanso una gamba del mio compagno, un gatto, due gatti, e corro a prepararmi: oggi mi aspetta il primo monitoraggio e non devo fare tardi.

Dopo cinquanta minuti riesco a uscire di casa (la velocità prima dell’alba è un po’ quella che è) e riesco pure ad accendere il mio scassatissimo px che scoreggiando come Bud Spencer dopo svariate mestolate di fagioli mi porta fino a casa di mia madre.

È ancora buio buio e nelle strade del centro città spicca solo la vecchia insegna dell’UPIM tutta argentata, accesa per chi non si sa, dato che ci sono solo io, ferma al semaforo, con il sorriso ebete e il naso che annusa e lo sguardo che rotea e cerca di imprimere nella testa, o nel cuore, i colori e gli odori di questo momento.

Forse questa mattina quell’insegna brilla un po’ proprio per me.

Quella santa donna di mia madre è già nel portone che mi aspetta, biondissima e rintronatissima dal sonno. Prendiamo la macchina e via, si parte.

Superata la barriera di Milano si tappa tutto. Millemila autoveicoli e motoveicoli procedono a passo di formichina, ma io sono serena, siamo partite presto e abbiamo un ottimo margine, entro le 10.00 sarò a fare l’ecografia con gli esami del sangue già fatti.

Ed è proprio così, nonostante le code in ogni dove, riusciamo ad arrivare in orario. Faccio gli esami del sangue in un lampo e mentre l’infermiera mi dice stringa il pugno, molli il pugno le dico

– Ah sì, ora mi faccio una bella colazione!

– Ma guardi che poteva anche mangiare, non serve mica stare a digiuno per i dosaggi ormonali.

– …

Ho guidato tre ore e dieci in mezzo al traffico di questa Brianza velenosa lottando contro la fame e l’alito di Satana senza rendermi conto nemmeno per un secondo che le precedenti due stimolazioni ho sempre mangiato prima dei prelievi e senza tenere conto che sul foglio di prescrizione delle analisi c’era proprio scritto “non serve presentarsi a digiuno”…
Pazienza. Sono sbadata. Fa pazienza.

Con una buona mezz’ora di anticipo io e madre ci collochiamo nella sala d’attesa dei monitoraggi.

Disquisendo con le presenti sul Scusi lei che numero ha, Scusi e lei a che ora ha appuntamento? guardo, per la prima volta davvero, il foglio di prenotazione della visita che il dottore mi aveva consegnato dicendomi venga per le dieci, e scopro che la mia eco è fissata alle 11.00.

Pazienza. Sono sbadata. Fa pazienza.

Non so se dirlo a madre o rischiare che lo scopra da sola… confesso la seconda demenzialità della mattinata, e sono solo le 9.30, chissà cosa può ancora succedere.

Tutti questi momenti da bionda mi distraggono dall’ansia del monitoraggio, ma poi penso che forse questi momenti da bionda sono essi stessi l’ansia del monitoraggio.

Alle 11.30 finalmente tocca a me.

Mi siedo sul lettino ginecologico con la scioltezza dell’uomo bicentenario e la dottoressa che non conosco inizia con l’ecografia e scruta, guarda e rimira, e rigira che ti rigira l’ecografo, io allungo il collo che nemmeno Mister Fantastic e vedo svariati buchi neri nelle ovaie. E timidamente chiedo Allora? Follicoli ne abbiamo?

Il mio tentativo di carpire numeri e dimensioni cade miseramente nel cestino dell’umido.

Ottengo solo un Sì sì, ce ne sono!

Poi vengo cazziata da un’infermiera burbera peggio di Suor Gray perchè non ho inviato un pezzo di documentazione medica che mancava. Arriva pure il Mio Dottore del cuore.

La dottoressa sconosciuta gli mostra l’eco e gli dice, abbiamo un diciotto! Ah sì sì, vedo! – dice lui – Dobbiamo fare subito l’antagonista!

Mi sento molto Tom Cruise – Ethan Hunt in Mission Impossible, alle prese con il virus letale Chimera e l’antidoto Bellerofonte.

In poche parole, la situazione è questa: abbiamo un po’ di follicoli, non si sa quanti ma abbastanza per non demoralizzarmi, uno ha già la dimensione ragguardevole di 18 mm. Il follicolo frettoloso è già bello che pronto a essere pickuppato, ma gli altri no, pertanto mi stanno dicendo che devo correre di corsissima a casa e iniettarmi l’Orgalutran, il Bellerofonte che fermerà la Chimera, permettendo agli altri follicoli di crescere fino al punto giusto senza che io ovuli naturalmente.

Mi congedo, non prima di aver ritentato di capire quanti sono i follicoli e chiudo la porta dello studio senza aver ottenuto un numero, solo l’ennesimo Sì! Sì! Ce ne sono!

Chiamo a rapporto madre, Forza corriamo a casa!

Il santo navigatore google ci porta a casa in due ore e ventun minuti. La tangeziale è sgombra, l’autostrada pure. Sulla Serravalle do il meglio di me stessa e madre sfoggia, curva a gomito dopo curva a gomito, un colorito che va dal giallognolo al verde acido toccando sfumature mai viste. E la Pantone muta!

Alle 15.36 mi pungo la panza con l’antagonista e l’ovulazione è bloccata.

Mi spatascio sul divano, le ovaie tirano e mi sale una allegra nausea che non capisco se dipenda dalla terapia o dalla giornata assurda che sto vivendo.

Tra due giorni altro monitoraggio. Che dite, a sto giro faccio colazione e controllo tutto per bene la sera prima? E, nel dubbio, mi porto dietro un po’ di Bellerofonte?

No ma, com’è che ti dicono? Tu non ti stressare, stai tranquillina tranquillina che agitarti ti fa male…

Volevo concludere con me cojoni, ma mi pareva un tantinello volgaruccio…

E anche la sesta puntura è fatta.

Eccomi in versione Ethan Hunt alle prese con le punture contenti l’antagonista ❤

Memorie della mia terza pma – giorno 5 – scaramanzia portami via.

Stasera sono talmente stanca, ma talmente stanca, che non riesco nemmeno ad agitarmi per il monitoraggio di domani mattina.

Il che è un bene perchè dovendomi svegliare all’alba e guidare quasi tre ore per raggiungere il centro entro le 9.30 una notte insonne in preda all’ansia non è decisamente quello che mi ci vuole.

Tra mezz’ora mi aspetta la quinta puntura, vediamo di non addormentarci.

Stavo preparando i vestiti per domani mattina che a quell’ora rischio di uscire con addosso la copertina del gatto, e pensavo che alla mia prima pma mi sono presentata a tutti i monitoraggi, al pick up e al transfer, con lo stesso maglioncino beige di lana mohair morbidissimo della mia mamma.

Una cabala nata per ridere che poi si è trasformata in una specie di psicopazzia, tipo che se il maglioncino beige non era asciutto (sì, ogni tanto lo lavavo) mi mettevo lì ad asciugarlo con il phon.

Alla seconda pma, invece, avevo per le mani un bambolino angioletto con la scritta Miracle sulla pancina, una roba dolcissima, e me lo infilavo sempre in borsa, era con me a ogni visita.

Domani chi lo sa cosa mi inventerò, vi farò sapere.

Ora vado a punzecchiarmi.

Sogni d’oro.

il mio angiolino ❤

Memorie della mia terza pma – giorno 4 – nemiciamici.

Oggi è arrivato un po’ di mal di testa. Ma dato che io e il mal di testa ci teniamo compagnia da più di ventanni, faccio finta che sia il mio fedele amico a essermi passato a trovare e che non sia la terapia.

Ho scritto un messaggio e mandato bacini a una ragazza che sta affrontando, di nuovo, questo percorso e domani farà il prelievo ovocitario. Mi ha risposto con un vocale che mi ha fatto rabbrividire tutta la pelle, dai talloni alla nuca, andata e ritorno.

L’ansia, la paura e lo sconforto arrivano anche a chi è sempre forte, a chi è sempre pronto a trovare parole di conforto e sostegno per le altre. Siamo così fragili. Fragili e fortissime.

La pma è una grandissima alleata ma può diventare anche un’odiosissima nemica, una nemica subdola che ti va a toccare i nervi più delicati, una di quelle che un attimo prima ti adora e ti chiama ogni cinque minuti, Amore, Tesoro e un attimo dopo, senza motivo, inizia a sputtanarti in giro dicendo un sacco di falsità sul tuo conto. Una di quelle che sa che stai male ma non ti manda nemmeno un messaggetto, per capirci.

La pma si affronta sempre con speranza, pur sapendo che noi siamo quello che siamo, che il nostro partner è quello che è. Che la nostra riserva ovocitaria non è proprio super o che la nostra età ha superato la terribile barriera degli anta.

E se funzionerà o meno lo si scopre solo strada facendo. Lo si scopre durante il monitoraggio, lo si scopre con l’esito dei dosaggi di progesterone ed estradiolo, lo si scopre quando il medico, o l’infermiera entra in stanza per relazionarci sull’esito del pick up, lo si scopre quando il biologo telefona per dirci com’è andata la fertilizzazione.

La pma è un percorso a ostacoli su un terreno cosparso di carboni ardenti. E tu sei lì che li superi uno alla volta, scalza.

E perché la fai, se è così tremenda? Mi sono sentita chiedere.

Perchè l’alternativa sarebbe convivere con il rimpianto di non aver fatto abbastanza.

E siccome le convivenze non sono cosa facile, ecco, diciamo che non voglio scomode coinquiline che mi facciano intristire o piangere ogni due per tre. Io voglio essere felice, e se per farlo devo passare anche attraverso tutto questo, io stringo i pugni, i denti e tutto quello che c’è da stringere, e ci passo.

E poi, se arriverà il momento di dire basta, sarà solo quando io capirò che proprio non c’è nessuna possibilità, o quando sarò pronta e consapevole di voler abbracciare una diversa concezione di maternità.

Per adesso la mia strada è questa, e stasera si affronta la quarta punturina.

i nemiciamici più famosi del mondo ❤