Sono giorni di incertezza profonda per tutti, finirà mai? quando ne usciremo? ritorneremo alla normalità? e la normalità normale era normale o vivevamo male e nemmeno ce ne rendevamo conto? Estetisti e parucchieri a ‘sto giro li lasciate stare, vero?
Per una donna che sta cercando di avere un figlio tutti questi interrogativi diventano incubi. Incubi veri, di quelli che fanno paura da tapparsi gli occhi, sono tanti Freddy Krueger che ti rubano i sonni tranquilli.
Quando hai una diagnosi di infertilità o ne stai cercando i motivi o sei già entrata nel vorticoso mondo della PMA, la tua mente inizia a fissarsi delle mete, incessantemente. L’obiettivo da raggiungere è laggiù e noi dobbiamo fare tutto nel minor tempo possibile. Dobbiamo fare le visite con in medici giusti, i migliori in materia, e non è detto che siano nella nostra regione, dobbiamo fare esami, tanti esami, tantissimi esami. Dobbiamo organizzare le stimolazioni o i criotransfer. Dobbiamo fare.
Credo che questa corsa incessante che vista da fuori può sembrare frenesia, sia necessaria per compensare la situazione di staticità in cui pensiamo di trovarci.
Quando non riesci ad avere un figlio ti sembra di essere bloccata in un loop temporale. Tipo il giorno della marmotta, avete presente quel delizioso film con Bill Murray e Andy Mac Dowell (impropriamente tradotto “Ricomincio da capo”) in cui il protagonista continua a rivivere la stessa giornata? Ecco, ci sembra di vivere un eterno 2 febbraio, sempre uguale, stessa colonna sonora, stessi dialoghi, stesso clima, stesso tutto.
Ti guardi intorno e mentre tu sei lì che ti sottoponi alla quarta isteroscopia, le tue amiche e le tue colleghe e tutte le tue parenti fino al decimo grado sono già al secondo o terzo figlio. La loro vita cambia, si plasma continuamente. La tua no. È sempre il 2 febbraio. Ti mandano i messaggetti con le foto della loro progenie e tu sfogli la collezione delle fotografie della tua cavità uterina, (Ah! L’endometrite è sparita, guarda che bellezza, tutto rosa, niente puntini rossi! Bassado santo subito!) e ti senti così fuori dalla vita normale, così aliena. Così sola.
Tra di noi, nei gruppi social sull’infertilità, ci raccomandiamo sempre di coltivare interessi, di dedicarci al lavoro e di custodire la nostra vita di coppia e di nutrirla di cose belle, perchè senza basi solide questa ricerca ti può spezzare gambe e fiato. Sappiamo benissimo quello che dobbiamo fare e come farlo. Ma la sensazione di vivere in sospensione non ti abbandona mai.
Se gli ospedali non faranno di nuovo esami, se i centri PMA dovranno destinare i posti letto ai malati di Covid-19, tutto si bloccherà di nuovo, come è stato da marzo a maggio e passeranno altri mesi in cui le nostre speranze e aspettative verranno messe a tacere.
E anche confessare di essere in ansia per questa incertezza ci fa stare male ci fa sentire egoiste e sciocche, ci sembra inadeguata questa nostra paura rispetto a chi rischia di perdere la propria attività, o, peggio, rispetto a chi a perso i propri cari. Abbiamo sempre il dubbio che la nostra determinazione venga scambiata per un capriccio, un’ossessione, una fissa un po’ da matte.
Eppure è giusto parlare anche di questo, le paure, se non confessate, diventano fantasmi dei quali liberarsi è via via più difficile. Parliamone tra di noi, confidiamoci, e ridimensioniamoci quando vediamo che stiamo sbroccando. Tra di noi possiamo farlo, possiamo parlarci occhi negli occhi perchè noi lo sappiamo che non siamo delle isteriche insoddisfatte.
Siamo solo delle mamme che vogliono raggiungere i loro bambini.
E non vogliamo perdere tempo.







