Quando si aspetta un bambino, l’attesa è dolce, per definizione.
Quando inizi ad aspettare di aspettare un bambino l’attesa è tutta una curiosità.
Quando l’attesa della dolce attesa è un’attesa da PMA beh, allora è un’attesa agro-dolce-amara-amarissima-nauseante-a tratti fa proprio schifo.
Aspetti la prima visita nel centro PMA. Aspetti gli esiti degli esami che vi permetteranno di accedere al percorso. A seconda dei centri aspetti di essere messa in lista e che sia il vostro turno. Aspetti che ti diano la terapia. Aspetti che arrivino tutte le medicine. Aspetti di imparare il cinese che parlano a sud di Fujian per pregare pure in quella lingua di riuscire a farti le punture sempre allo stesso orario, nella maniera giusta, di non fare casini con le polverine e le fialette, di conservare in frigo quello che va conservato in frigo che tutte le sante volte devi chiederlo a chiunque, pure alla vicina di sotto perché proprio non ti rassegni ad averci l’ovitrelle lì, sul ripiano dei formaggi, tra la forma di grana e la mozzarellona di bufala (che poi la bufala non andrebbe conservata in frigo, come le uova, ma questa è un’altra di quelle cose che non riesci a metabolizzare).
Aspetti in fila con le altre aspiranti procreatrici di fare i dosaggi ormonali e poi il monitoraggio ecografico. Aspetti la conta dei follicoli. Mi correggo, aspetti di intuire quanti follicoli ha contato il dottore di turno dato che parla in codice con l’infermiera che scrive furtiva e tutto si svolge così velocemente che ti ritrovi in sala d’attesa (e dove, se no?) che ti stai ancora infilando uno stivaletto. Aspetti che ti diano il piano terapeutico e il nuovo appuntamento per aspettare di rifare esami del sangue e la riconta dei follicoli. Aspetti di non andare in iper stimolo. Aspetti che gli ormoni restino bassi o alti e che l’endometrio cresca il giusto. Aspetti di arrivare al pick up e che non ti sospendano come è successo a quella ragazza che non hai capito perché ma si è dovuta fermare. Aspetti che non succeda nessun imprevisto. Aspetti che le dimensioni dei follicoli crescano e che lo facciano tutti insieme, aver imparato per sicurezza anche il cinese di Fujian di sopra ti aiuta un sacco perché, a questo punto, le preghiere servono in tutti gli idiomi del globo terraqueo. Aspetti che ti dicano Ok! Ci siamo! Aspetti di farti la puntura che hai in frigo. Aspetti che si riscaldi un poco per evitare di sentire un bruciore assurdo e usare il cinese anche per dire le parolacce, quelle brutte. Aspetti trentasei ore trentasei e poi sei in ospedale con il tuo compagno, finalmente più agitato di te, che aspetta che non gli venga l’ansia da prestazione. Aspetti che il tuo compagno che non lo vedevi così agitato da quella volta che avevi preso al volo il bouquet della sposa e pensava fosse solo un gioco ma poi tu lo hai fatto essiccare, riempito di lacca, imbalsamato e messo in una teca su un monolito al centro del salotto, ritorni vincitore dalla raccolta del seme. Aspetti che ti portino in sala operatoria e te ne stai lì ad aspettare la sedazione e il primo sonno senza pensieri di attesa da quando vi siete imbarcati in questa cosa. Aspetti che il dottore che ti ha spinzettato uno a uno i follicoli che ti sono germogliati nelle ovaie arrivi in stanza e ti dica il numero del bottino. Aspetti di riprenderti dalla ubriachezza della dormia e te ne torni a casa. Aspetti la telefonata del Centro per sapere quante uova erano mature e quante se ne sono fecondate. Aspetti che ti dicano la data del transfer. Aspetti con la vescica che ti esplode di acqua Rocchetta, ma perché proprio la Rocchetta che lo sai benissimo che ti fa pisciare come il Manneken-Pis quel putto che da cinquanta metri di altezza spisciazza divertito su tutta Bruxelles. Aspetti sul lettino nella posizione della quaglia da farcire che il biologo consegni il cateterone contenente l’embrione o la morula o la blasto, non formalizziamoci, al dottore e che questo te lo inserisca nell’utero. Aspetti guardando lo schermo dell’ecografo di vedere, nel momento del lancio del vostro preziosissimo ammassino di cellule, quel famoso fascio bianco tipo stella cometa di cui tutte le veterane parlavano in sala d’attesa ma ti scappa talmente la pipì che in quello schermo tu vedi una costellazione a forma di water e aspetti che ti tolgano cateteri e speculum vari per fiondarti in bagno con buona pace della paura di vanificare tutto (alla fine che i buchi sono diversi lo sappiamo ma non si sa mai, il dubbio di pisciarsi via l’embrione lo abbiamo nel dna).
E adesso aspetti.
Aspetti circa 12 o 14 giorni per sapere se sarai in quella dolce attesa che attendi da anni. Aspetti di dosare le Beta, ma, di solito, aspetti il giusto e fai un test di gravidanza.
E, in quel preciso momento, mentre aspetti che compaiano le due fantomatiche lineette, ognuna di noi prova tante di quelle emozioni così potenti da non poter essere raccontate.
Solo noi che ci siamo passate in mezzo a tutte queste attese possiamo sapere come ci batte il cuore contro al petto, come si blocca il respiro e tutto il mondo intero. In quel preciso momento.
E se sarà dolce o se sarà agra la nuova attesa che verrà, noi sapremo comunque aspettare.
Noi aspettiamo e stiamo a guardare cosa succede. Non possiamo decidere noi come andranno le cose.
Noi possiamo solo aspettare e stare a guardare.
Noi siamo le aspettatrici e, in un modo o in un altro, noi che ti abbiamo così tanto voluto aspettare, ti raggiungeremo.
Ovunque tu ti stia nascondendo.
(peraltro mi spiegate perché abbiamo deciso di aspettare proprio un campioncino di nascondino?).








