È una di quelle storie d’amore che iniziano troppo presto e, troppo presto, finiscono.
È un palloncino che si lascia volare via ma scoppia prima di superare la cima degli alberi.
È una lampara che appoggi sul pelo dell’acqua nelle sere di mezza estate, alla festa di paese, che si piega un po’ di lato e si spegne prima di raggiungere il largo e poterla indicare da lontano.
È una notte di San Lorenzo con il cielo oscurato dalle nuvole.
È un desiderio inespresso.
È il bracciale d’oro che hai perso, con tutti quei bei ciondoli appesi, una sveglia di smalto verde, una coccinella, il simbolo della giustizia che ti aveva regalato il tuo papà.
È un inverno senza l’odore della neve.
È l’armadio dei nonni quando lo svuoti dei loro vestiti.
È l’amica di un’estate al mare che non hai mai più ritrovato.
Una gravidanza che si interrompe è così.
È un buco che non riempi con niente, eppure si mangia tutto. È un buco che non fa male, non ti divora e, dopo un po’, non ti fa nemmeno più piangere.
Ma resterà lì per sempre.
Quando una gravidanza si interrompe ti interrompi pure tu, tutti i pensieri su quella vita, su quel cuore che solo pochi giorni prima batteva così veloce. Ti si spezza un respiro in gola e ti senti sola, incredibilmente sola.
Quando una gravidanza si interrompe nel primo trimestre ti dicono che succede molto spesso ti dicono di non preoccuparti, ti dicono di aspettare un paio di cicli e poi di riprendere la ricerca.
E tu ti senti un po’ sciocca a sentirti tanto lacerata, perché, in fondo, era solo davvero tutto all’inizio e pensi a tutte quelle donne che hanno affrontato un aborto terapeutico o un lutto perinatale e, quasi, non ti senti legittimata a provare tutto quel dolore.
E invece quel dolore lo dobbiamo tirare fuori e coccolare, lo dobbiamo raccontare, lo dobbiamo conservare. Quel dolore è quello che ci consentirà di andare avanti.
Di andare avanti e convivere con quel vuoto profondissimo, con quel mancato abbraccio, con quel mancato saluto, con quell’addio che non abbiamo avuto la possibilità di dare.
Impareremo a lasciarli andare questi bambini che non sono nati.
Impareremo a mettere una mano sul nostro ventre, accarezzare quel vuoto che ci ricorda che, per un attimo, siete stati parte di noi. Impareremo a fare un sorriso, timido e piccolo, e a pensarvi accoccolati sopra una nuvola.
Ottobre è il mese della consapevolezza delle morti in utero, aborti e morti perinatali
L’aborto ripetuto (due o più interruzioni spontanee) interessa il 3% delle coppie che cercano di avere figli, e l’1% delle coppie ha avuto almeno tre casi di aborto consecutivi.
I dati Istat indicano che l’aborto spontaneo avviene:
• Il 36.7% fino alla settimana 8 di amenorrea
• Il 32.4% tra la settimana 9 e la 10
• Il 17.2% tra la settimana 11 e la 12
• Il 5.4% tra la settimana 13 e la 15
• Il 3.9% tra la settimana 16 e la 20
• l’1.7% tra la settimana 21 e la 25
• Il restante 2.7% in un periodo non precisato
Non siamo sole, siamo in tante, dobbiamo solo guardarci negli occhi e iniziare a parlare.
