Se non arriva.

La PMA (procreazione medicalmente assistita) può essere la soluzione dei tuoi problemi o un’illusione cui ti aggrappi talmente forte da lasciarci tutta la tua french manicure.

I tassi di successo delle procedure diminuiscono linearmente dal 23,9% per le donne con meno di 35 anni al 4,5% per quelle con più di 43 anni.

Certo, poi ci sono le miracolate, quelle che superata la soglia critica riescono comunque a scovare il super embrione che se ne impippa dell’età anagrafica dei suoi gameti e viene su sanissimo e perfetto, praticamente il cartonato del bambino del kinder cioccolato, tanto latte tanta energia.

I miracol babies sono facili da individuare, non tanto per l’orgoglio luminoso che sprizza dalle espressioni dei procreatori, quanto per i nomi, di solito Vittoria o Vittorio. E queste eccezioni alle percentuali sono il faro di tutte noi che ci approcciamo alla PMA quando iniziano a spuntarci le rughe intorno agli occhi.

Noi che cerchiamo la nostra vittoria, noi che non le combattiamo quelle rughe lì, a noi quelle rughe degli anni che passano che ci sussurrano che l’orologio biologico esiste e te lo porti addosso, ci fanno intignare tantissimo e la tigna ci spinge a fermare il processo di invecchiamento.

Quello che spendiamo in integratori antiossidanti potrebbe tranquillamente risanare il debito pubblico della Grecia. Al netto delle rughette inside siamo delle pivellette senza l’ombra di radicali liberi. E come delle ragazzine andiamo avanti nella ricerca dell’embrione giusto contro tutto e contro tutti.

Ma arriva il momento in cui bisogna fermarsi. Dopo gli aborti, i mancati impianti, i pick up (prelievi ovocitari) fallimentari, i mancati concepimenti, i mancati transfer (impianto di embrioni o morule o blastocisti) dopo tutte queste mazzate arriva, deve arrivare.

A un certo punto bisognerà prendere atto della nostra finitezza, dei limiti che, nonostante tutti i progressi in questo campo, il nostro corpo proprio non può superare.

Sarà il momento in cui dovremo parlare tanto, con noi stesse, con il nostro partner, con i medici del corpo e della psiche.

Sarà il momento di accogliere un diverso approccio alla maternità, che non è solo concepimento. O che lo è ma magari con l’aiuto di ovuli o embrioni donati da altri.

Ed è per questo che mi piacerebbe tanto che le vips âgées che restano incinte, anziché esibire quei pancioni perfettamente sostenuti su spiagge da urlo, al chiaro di luna, ci dicessero in tutta onestà delle difficoltà superate, delle strade scelte. A meno che non appartengano tutte al club delle miracolate medjugorjne.

Ci sentiremmo meno sole e in speciale compagnia.

La condivisione aiuta tanto, e, di sicuro, aiuta tanto anche il non far passare false narrazioni di incintamenti facili quando si rientra in quel cazzerola di 4,5%.

Disegno di Alice, la mia pestifera nipotastra che aspetta il suo cuginetto Godot.

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