Misirizzi

Il misirizzi è un giocattolo di forma ovoidale che, se sbilanciato, tende a ritornare in posizione eretta. La base del giocattolo ha forma rotondeggiante, simile ad una semisfera, all’interno della quale è alloggiato un peso che tende, dopo aver fatto oscillare il giocattolo per alcuni istanti, a far ritornare nella posizione eretta il giocattolo ogni volta che viene sbilanciato.

“Come si fa a rialzarsi dopo una cosa del genere? Come si fa ad affrontare di nuovo tutto quanto senza impazzire?”.

Il vocale di Maria mi arriva dritto in faccia, come una bella gomitata sul naso.

Una ragazza che ha conosciuto durante il percorso di pma era finalmente riuscita a rimanere incinta ma a gravidanza inoltrata si è fermato tutto. Per la terza volta.

Non lo so. Io non lo so come si fa a rimettersi ogni volta dritte in piedi.

In questi anni ho parlato con tante donne, ho letto le loro storie nei gruppi social sui problemi di fertilità. Un tema del genere trattato sui social, penserete scuotendo la testa.

Sì. Poter condividere le proprie esperienze con altre donne che stanno vivendo lo stesso cammino è molto importante. Come in tutti i fatti della vita la condivisione e, perché no, la socialità, è realmente tanto preziosa.

Tante di noi hanno avuto percorsi così faticosi e spaventosi che avrebbero messo in seria difficoltà pure Iron Man e tutti gli amichetti suoi.

Ho letto del dolore di chi ha patologie subdole e dolorosissime, come l’endometriosi, di operazioni subite a ripetizione senza riuscire mai a uscirne. Ho parlato con donne che hanno rischiato la vita per una sovrastimolazione durante una procedura di fecondazione. Ho ascoltato i racconti di chi era così felice di essere incinta, dell’attesa piena di aspettative di una ecografia che ha poi mostrato solo un uovo cieco o un gamberetto millimetrico che non pulsava più. Ho guardato gli occhi che si inumidivano sempre più di chi mi raccontava il suo aborto terapeutico e il desiderio di stringere fra le braccia un bambino che non riesce più ad arrivare.

Anna, Chiara, Barbara, Aida, Lucia, Lidia, Maria, Emilia, Laura, Caterina, Daniela, Giorgia, Alice, Marta, Michela, Nicoletta, Paola, Cinzia, Valeria, Sabrina, e altre e altre ancora.

Siamo così tante. E siamo tutte, nonostante tutto, ancora qui.

Siamo delle Ercoline sempre in piedi.

Come delle bellissime misirizzi noi prendiamo calci un po’ di qua e un po’ di là, ci afflosciamo un pochetto, ma poi ci ritroviamo belle dritte, pronte ad andare avanti.

C’è chi pone un limite di tempo alla ricerca. C’è chi sa già che la sua strada sarà un’altra, che la sua sarà una maternità donata a chi ne ha tanto bisogno. C’è chi dice ci voglio provare ancora una volta, una sola. C’è chi le prova davvero tutte, per non avere più niente da rimproverarsi.

Un modo si trova. In questo nostro continuo oscillare, questo è sicuro, alla fine, il modo di superare le nostre voragini lo riusciamo sempre a scovare.

Sappiamo consigliarci dottori e specialisti, non solo per il corpo, ma anche per la nostra testa, perchè è fondamentale parlare con chi ci può aiutare a non perderci mai di vista. Certe volte, invece, basta una parola di un’altra donna incontrata per caso in una sala d’attesa a farci capire cosa davvero vogliamo per noi.

Vogliamo cercarlo ancora un po’ questo bambino dispettoso che non vuole farsi acchiappare, oppure abbiamo dato abbastanza ed è il momento di fermarci, magari solo per un po’?

Noi misirizzi lo sappiamo bene che il tempo per dedicarci a questa ricerca è un tempo a scadenza ed è per questo che agli occhi di qualcuno sembriamo esagerate, troppo accanite, troppo ossessive, troppo concentrate, semplicemente troppo tutto. Non abbiamo tanto tempo, abbiamo un cazzo di bianconiglio isterico che ci tiene davanti agli occhi il suo orologio da taschino e non fa che ripetere “Uh, poffare poffarissimo! È tardi! È tardi! È tardi!” e i casi sono due, o lo mettiamo a bollire sfoderando l’occhio vitreo alla Glenn Close in attrazione fatale, o lo seguiamo, curiose come tante Alice nel meraviglioso paese della pma e oltre.

Madri che vi preoccupate per noi, figlie affannate, lasciateci oscillare su e giù. Non sapete quasi mai come starci accanto, passate dall’amorevole mamma di Piccole Donne a quella di Carrie lo sguardo di satana. Ci dite di pensare alla nostra salute, oppure ci dite di pregare e non pensarci, che alla fine è una cosa naturale e va a posto da sola. Ci volete accompagnare alle visite ma poi ci guardate con uno sguardo che è un misto di compassione e disapprovazione. Ci parlate continuamente dei nipotini delle vostre amiche, con tanto di documentazioni fotografiche e video, per gradire.

Lasciateci oscillare. Dobbiamo fare il nostro percorso e solo noi lo sappiamo davvero quando o come dovrà terminare. Ascoltateci e abbracciateci, basta questo. Davvero.

Fateci oscillare, di qua e di là, perché, noi siamo delle super misirizzi e cadiamo sempre in piedi.

“Quando la figura è spinta, il peso collocato nel misirizzi sposta il centro di massa dalla linea verde a quella arancione, causando l’oscillazione della figura che poi ritornerà nella forma di equilibrio iniziale, cioè quella eretta”

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