Noi.

Superati i trentacinque anni la vita di una donna inizia ad avere un peso specifico differente.

Immaginate che ogni singola cellula del vostro corpo, d’un tratto, inizi a diventare ogni giorno un po’ più pesante, e che voi lo sentiate, dentro, questo peso che aumenta, via via, fino a raggiungere la sua massima espansione a quarant’anni.

Immaginate, ora, che oltre ad aver assunto un nuovo peso, le vostre cellule inizino a sussurrarvi che il vostro tempo sta scadendo.

E’ con questa consapevolezza che noi donne cresciamo, con la nostra personalissima data di scadenza che ci scorre nel sangue, su e giù, da cervello all’utero, e viceversa.

Ci siamo noi, che abbiamo deciso di non averne, di figli, e di ragioni ne conosciamo proprio tante e anche se siamo sicure della nostra scelta, il mondo, le nostre amiche, nostra suocera o nostra madre ci parlano e ci guardano come si fa quando sei preoccupato per qualcuno, con la testa piegata sul lato e gli occhi all’ingiù. Perché per quanto noi possiamo vivere intensamente ogni singolo secondo Loro continueranno sempre e sempre, e sempre, a pensare che noi saremo infelici, per l’eternità.

Noi dobbiamo sempre stare un po’ meglio degli altri, dobbiamo sempre essere felici, attive, giovani e belle, perché, altrimenti, la gente mica ci crede che noi stiamo bene così.

La gente pensa che se noi abbiamo la casa piena di gatti o cani o pappagallini inseparabili, è perché abbiamo delle mancanze e che vogliamo sostituire un cucciolo d’uomo con un iguana. E vaglielo tu a spiegare che proprio la stessa cosa non è.

E così noi, tanto sicure di noi, sentiamo il bisogno di giustificare la nostra scelta. Non siamo geneticamente sbagliate, non siamo dei mostri. Siamo solo delle donne che hanno quasi quarant’anni e che non vogliono figli.

Semplice, no?

Ci siamo noi, che non abbiamo figli perché non sono arrivati.

Ci abbiamo provato tanto, poi ci hanno visitato e sembravamo tutti e due a posto.

E allora ci hanno detto di mantenerci in buona salute, di andare in palestra o fare yoga se siamo sovrappeso o di aumentare il nostro indice di massa corporea se siamo troppo sotto peso.

Ci hanno detto di prendere le vitamine giuste per consentire all’embrione di svilupparsi e ci hanno prescritto dosi massicce di acido folico.

Ci hanno fatto mangiare cibi pensati per incrementare la fertilità. Ci siamo affidate alle antiche credenze popolari e ci siamo ingozzate di alimenti che stimolassero fertilità e appetito sessuale.

Abbiamo mangiato per mesi solo grano, noci, frutta e verdura. Poi siamo passate al tofu, al pollo, alle uova e al pesce, ma solo quello contenente acidi grassi omega-3, amici della fertilità.

Abbiamo mangiato bene, eliminato i pesticidi, speso migliaia di euro in cibi organici per non danneggiare un feto fantasma.

Abbiamo smesso di fumare, di bere alcool e caffè, figuriamoci la cannetta di marijuana mensile.

Abbiamo estenuato i nostri compagni affinché alimentassero in modo corretto per migliorare la vitalità e la felicità del loro sperma. E li abbiamo imbottiti di selenio.

Abbiamo fatto i test ormonali, l’isterosalpingografia, la laparoscopia e gli ultrasuoni pelvici ci hanno scandagliato l’utero, l’endometrio e le tube di Falloppio. Abbiamo anche superato l’esame della riserva ovarica.

I nostri uomini hanno visto soppesare la quantità e la qualità del loro seme.

Abbiamo preso ormoni, tanti, ci è cambiata la pelle e ci siamo gonfiate, sembravamo palloncini bianchi con dei pois rossi. Delle Pimpe giganti.

Ci hanno inseminate artificialmente, come si fa con i bulldog francesi.

Non ha funzionato.

Hanno tolto dal nostro corpo gli ovuli maturi e li hanno fertilizzati in un laboratorio freddo che odorava di disinfettante. Li hanno impiantati nel nostro utero.

Non ha funzionato.

Abbiamo pianto e abbiamo pregato, anche se non credevamo più in niente.

E poi loro hanno smesso di chiederci Allora? Questo bambino?

Ci siamo noi, che un figlio lo vogliamo e non sappiamo ancora se riusciremo a farlo o no perché non abbiamo potuto provarci.

Perché non abbiamo trovato la persona giusta o perché la persona giusta c’è, ma in due che siamo abbiamo tre lavori a testa e un solo stipendio intero.

Ci siamo noi con il nostro uomo ancora insicuro e precario che non se la sente proprio. Anche se ora il nostro peso è diventato anche il loro e non facciamo più l’amore e ci abbracciamo tristi e soli così come siamo.

E noi ci sentiamo sbagliate davanti alle amiche di sempre che di figli ne hanno due a testa e quelle poche volte che riusciamo a vederci non fanno che parlare dei loro bambini e noi vorremmo scappare via, magari su quel molo, dove da ragazze stavamo ore stese al sole, e zittire tutto e tutti, tranne il mare, che picchia forte, ti spruzza l’acqua fredda e salata in faccia e ti fa bruciare gli occhi.

Così possiamo piangere, finalmente, senza che ci chiedano il perché.

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Urlare, molto forte, a volte non può che fare bene.
Julianne Moore in “maps to the stars”, David Cronenberg, 2015.

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